I CONSIGLI DEL LIBRAIO,  LEGGERE

“Il Fiume sono Io” di Alessandro Tasinato

Il racconto della scomparsa di un fiume tradito

“Dopo aver visto il fiume morire, dopo aver riposto la golena in una stanza serrata dell’anima mia e vagato per altri remotissimi luoghi, quello che oggi mi sento di dire è questo: quelle carpe cercavano soltanto la vita. Nient’altro che questo. La vita.”

Direttamente da un nostro conterraneo ci giunge una profezia che anticipa uno dei peggiori disastri ambientali italiani attraverso il delicato ed intimo racconto di un giovane ragazzo della Bassa Padovana, Nino Franzin, che vive la giovinezza in simbiosi con la Rabiosa (oggi Fratta-Gorzone, in Veneto), un fiume a cui gli studi e la prospettiva di un’importante carriera gli costringeranno a voltare le spalle.
Saranno poi le coincidenze della vita a riportarlo sui suoi passi, avvicinandolo nuovamente al tanto amato corso d’acqua che però, purtroppo, non esiste più.

Originario di Megliadino San Vitale, Alessandro Tasinato è Dottore in Scienze Ambientali e si occupa di energia, fronti rinnovabili e cambiamenti climatici. Il suo primo libro, “Il fiume sono io“, è una storia italiana di consapevolezza ambientale, della necessità di una vera sostenibilità ambientale attraverso la costruzione di un rapporto paritetico con la natura basato sul riconoscimento delle proprie responsabilità.
Vincitore l’edizione 2018 del premio Gambrinus “Giuseppe Manzotti” nella sezione “Ecologia e paesaggio”, questo romanzo è però anche il racconto del tradimento dell’ambiente da parte dell’uomo, la testimonianza della scomparsa di un intero ecosistema, un’indagine narrativa su cosa succede alle comunità quando si trovano a dover fronteggiare le conseguenza delle proprie azioni, come l’inquinamento o l’urbanizzazione.

“Da dove arriva l’acqua che beviamo e con cui ci laviamo? Forse non sappiamo più nemmeno immaginarlo.
Per ripristinare questa coscienza serve un percorso di educazione ambientare, da fare innanzitutto con i più giovani.”

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